NUTRI G: L’EFFICIENZA NUTRIZIONALE

Gli esseri viventi appartenenti al mondo vegetale ed alcuni microrganismi, sono in grado di produrre carboidrati partendo da acidi grassi. Gli animali invece non possono effettuare sintesi netta di glucosio da acido acetico od acidi grassi in quanto gli atomi di carbonio sono perduto sottoforma di anidride carbonica nel ciclo degli acidi tricarbossilici che avviene nei mitocondri.

In poche parole, le piante attraverso una particolare via metabolica detta dell’acido gliossilico riescono a produrre zucchero necessario alla respirazione cellulare partendo dai grassi di deposito.

Questo è quello che normalmente avviene quando certi semi ( es.alcune leguminose o granoturco) ricchi in lipidi come sostanze di riserva, sono messi nel terreno per germogliare: si trasformano i trigliceridi di riserva in glucosio.

Il tutto avviene in alcuni organelli citoplasmatici denominati gliossisomi. Questi organelli, sono circondati da una membrana e mancano della maggior parte degli enzimi degli acidi tricarbossilici e possono essere avvicinati ai perossisomi dai quali derivano. Questi ultimi, si pensa che possano essere sistemi primitivi di produzione di energia poi sostituiti dai mitocondri perchè meno efficienti rispetto a questi ultimi. Un’ipotesi è che i perossisomi siano un vestigio di un antico organello che svolgeva tutto il metabolismo dell’ossigeno negli antenati ancestrale delle cellule eucariote. Quando l’ ossigeno prodotto da batteri fotosintetici ha iniziato ad accumularsi nell’atmosfera, potrebbe essere stato tossico alla maggior parte delle cellule. I perossisomi potrebbero essere serviti ad abbassare la concentrazione intracellulare di ossigeno, mentre allo stesso tempo sfrutterebbero la sua reattività chimica per svolgere reazioni ossidative. In accordo con questa ipotesi, lo sviluppo ulteriore dei mitocondri avrebbe reso i perossisomi in gran parte obsoleti perché molte delle stesse reazioni, che prima erano svolte nei perossisomi senza produrre energia, erano ora accoppiate alla formazione di ATP mediante la fosforilazione ossidativa nei mitocondri. Le reazioni ossidative svolte dai perossisomi nelle cellule attuali sarebbero quindi quelle che hanno funzioni importanti non passate ai mitocondri. In particolare, hanno una funzione detossificante, in grado di utilizzare i lipidi mobilizzati durante il bilancio energetico negativo tramite la loro beta ossidazione.

Questo tipo di reazione ossidativa è particolarmente importante nelle cellule del fegato e del rene, organi in cui il processo ossidativo è particolarmente, in determinati momenti della vita, accentuato.

Da alcuni anni, si è scoperto che l’accensione o meno di questi perossisomi, è regolato dai PPAR ( Peroxisome Proliferator Activated Receptor), fattori di trascrizione facenti parte della superfamiglia dei recettori nucleari ( Tresca, Bologna 2008 ). Questi recettori, denominati in un primo momento recettori orfani in quanto non si trovavano ligandi specifici, sono stati considerati per molto tempo come i bersagli molecolari di un gruppo di composti denominati proliferatori dei perossisomi. Era noto che fossero in grado di indurre un aumento sia del numero sia delle dimensioni ( e quindi nell’attività ) dei perossisomi. Le conoscenze acquisite successivamente hanno permesso di caratterizzare quuesti recettori in maniera piu’ completa: si sono identificate varie isoforme, se ne è definita la distribuzione, sono stati scoperti ligandi in grado di attivarli.

Uno degli effetti piu’ importanti dell’attivazione dei PPAR è quello antidiabetico nel diabete di tipo II . Questa patologia è dovuta all’assuefazione dell’organismo all’insulina ed alla relativa incapacità di utilizzazione del glucosio a livello cellulare. Si recepisce cosi’ al livello cerebrale un bilancio energetico negativo seppur con alte concentrazione di glucosio a livello ematico. Tutto cio’ porta ad una dismetabolia secondaria presente spesso nel diabetico di tipo II: l’acetonemia dovuta ad una elevata concentrazione sanguinea di corpi chetonici per i motivi detti in precedenza.

Questa condizione è frequente negli allevamenti zootecnici e colpisce sia le bovine in vicinanza del parto ed in misura minore le scrofe.

Tramite un approccio di tipo nutrigenomico è quindi interessante valutare la possibilità che l’accumulo di trigliceridi a livello epatico per effetto del bilancio energetico negativo in vicinanza del parto, possa essere ridotto aumentando la capacità di ossidare i NEFA mediante attivazione dei PPAR ( Savoini, Agazzi, Cattaneo, Dell’Orto ). Tale risultato puo’ essere raggiunto attraverso la somministrazione di ligandi naturali dei PPAR, quali alcuni acidi grassi.

Tra questi, particolare interesse rivestono gli acidi grassi polinsaturi DHA, EPA, CLA nella specie suina e l’acido palmitico in quella bovina.

Importante è calibrare i quantitativi apportati con la dieta di questi acidi grassi per avere sorprendenti risultati in termini di efficienza alimentare, di benessere animale e di produzione di latte nella specie bovina e suina.



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